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Intervista di Duspiva

Insieme a Roberto Calcaterra, anche Alessandro Duspiva era di passaggio in Romandia nell’ambito dello stage organizzato congiuntamente dalle sezioni di pallanuoto di Lausanne Natation e del CN Nyon. Abbiamo approfittato di questa occasione per fare qualche domanda all’esperto allenatore della squadra nazionale italiana under 18, vincitrice dei Campionati del Mondo di Perth nel 2012.

Ci puoi raccontare il tuo debutto nella pallanuoto ?

Ho iniziato con il nuoto ed avevo anche raggiunto un buon livello prima di dedicarmi alla pallanuoto, all’età di 14 anni, un po’ per caso in effetti. Un giorno andai a prendere mio fratello in piscina durante un allenamento della squadra di pallanuoto, i ragazzi mi hanno invitato a provare ed è andata a finire che sono entrato in squadra.

Con successo ?

A 16 anni ho raggiunto la serie A. Il momento più importante della mia carriera di giocatore è stato il titolo italiano con la mia squadra, la Lazio, nel 1985. L’ambiente era magnifico, è stata una ricompensa magnifica per tutto il lavoro fatto.

Ho giocato fino all’età di 24 anni basando la vita sullo sport, fin tanto che ho avuto voglia di lanciarmi in nuove sfide fuori dall’acqua. Ho quindi intrapreso gli studi all’Università « La Sapienza » di Roma e mi sono laureato in Giurisprudenza.

Anche se poi la rottura con il mondo della pallanuoto non è durata molto…

Si, la passione per la pallanuoto non è mai tramontata e, abbastanza naturalmente, mi sono riavvicinato alla piscina, ma questa volta come allenatore. Un ottimo compromesso e un buon secondo lavoro che affianca la mia professione di base. Dal 2005 faccio parte dello staff tecnico della squadra nazionale ed ho allenato la squadra juniores U18 con la quale ho vinto i Campionati del Mondo di Perth nel 2012.

Una medaglia d’oro che corona il vostro impegno?

Sì, e fino ad oggi, questo resta il più bel ricordo della mia carriera da allenatore. E’ stato veramente un momento pieno di emozioni.

Cosa ti ha spinto a diventare allenatore?

La passione nei confronti di questo sport, la voglia di vedere i miei giocatori migliorarsi in continuazione, progredendo passo dopo passo.

Per raggiungere questi risultati hai preso a modello un coach in particolare, una figura emblematica che ti ha particolarmente colpito?

Devo dire che sono molti gli allenatori che mi hanno trasmesso dei buoni consigli ed ai quali mi ispiro nel mio lavoro. Citarne uno sarebbe troppo difficile. Si tratta sempre di uno scambio d’idee. E’ il confronto con gli altri che crea dei momenti di grande ricchezza per tutti.

In veste di allenatore hai ottenuto numerosi successi a livello internazionale. Qual è la difficoltà maggiore in questo mestiere?

Il rapporto con i genitori! Senza dubbio. Sono i primi a cui bisogna insegnare la pallanuoto…prima che ai ragazzi! E poi, bisogna farsi una posizione e restare fermi sulle proprie decisioni senza lasciarsi influenzare. E’ fondamentale avere intorno dei genitori che seguano i ragazzi e che li sostengano, ma sarebbe meglio se rimanessero un po’ più distaccati.

Una virtù da possedere per essere un buon allenatore?

La passione. In questo mestiere bisogna fare sacrifici e la ricompensa non sempre arriva. E’ dura! Io m’impegno per il perfezionamento dei ragazzi, per vederli progredire, non puntando solo al risultato. Il risultato non deve essere una priorità, sennò si perde di vista il piacere.

Ma i risultati non mancano nella tua squadra…

Sì, e sono fiero di aver allenato molti giocatori che ora sono dei pilastri della squadra nazionale maggiore. E’ veramente gratificante veder crescere i miei giocatori.

Con a volte qualche delusione…

La mia più grande delusione è stata il momento in cui mio figlio mi ha detto che avrebbe preferito il rugby alla pallanuoto. Ho fatto fatica ad accettarlo (risa…).

Si arriva a individuare dei potenziali talenti tra i più giovani?

Non si nasce campioni, ci si diventa. Certi giovani hanno la predisposizione per un determinato sport, è indubbio, ma i risultati si raggiungono solo grazie al duro lavoro. Essere vivi e determinati sono delle qualità intrinseche necessarie. Da allenatore riesco a cogliere rapidamente se un ragazzo ha ben chiaro in testa i suoi obiettivi oppure no.

Come si fa a portare gli sport acquatici all’eccellenza?

La federazione italiana di nuoto diventa ogni giorno più importante, grazie ad atleti come Federica Pellegrini tra le altre, e la nazionale maggiore di pallanuoto. Per questo bisogna avere una buona organizzazione a livello nazionale e saper lavorare dal basso verso l’alto. Bisogna anche ottimizzare lo spazio per tutti e trovare disponibilità presso le piscine.

Si dice che la pallanuoto si sia evoluta negli ultimi 15 anni e che stia diventando sempre più fisica e mena tecnica. Pensi che questi cambiamenti siano stati di beneficio a questo sport?

La pallanuoto si è evoluta e bisogna adattarsi. E’ vero che, ai tempi in cui io giocavo, puntavamo molto sull’aspetto tecnico. Oggigiorno c’è molto più contatto fisico tra i giocatori e di conseguenza la forza fisica diventa molto importante. I giocatori hanno corpi robusti e una costituzione fisica più possente. Questa nuova maniera di giocare basata sulla forza e l’introduzione di nuove regole fanno sì che il ruolo dell’arbitro sia sempre più importante e determinante.

Lise Cordey